
Annachiara Atzei – Poetarum Silva (5 maro 2025): Atzei sottolinea come “corpi estranei sono anche quelli di persone costrette a una convivenza forzata […] a significare la difficoltà – e talvolta l’impossibilità – di ascolto e di comprensione reciproca tra esseri umani”. Nella sua nota, evidenzia il dramma familiare al centro del libro – la perdita della madre e il dolore isolante dei sopravvissuti – notando che “il dire poetico si fa atto di resistenza” di fronte aquesto silenzio. La raccolta viene descritta come un percorso di risalita dal trauma: “Quella bimba dall’aria sperduta diventa una donna e, un passo alla volta, torna nel mondo… oltre la gabbia di casa c’è l’alba”. Atzei conclude che la parola poetica di Sica, pur nata dal dolore, trova conforto e apertura verso l’esterno.
Daniela Pericone – Laboratori Poesia (24 marzo 2025): Pericone, nella sua recensione, evidenzia la ricerca dell’identità attraverso l’altro: “Si scrive nel tentativo di conoscere il mondo in cui si vive, a partire dalla relazione dell’io con l’altro da sé. Noi come corpo accanto ad altri corpi. È questo l’oggetto dell’esplorazione che Antonella Sica compie nel libro Corpi estranei”. La critica nota come la poetessa metta in scena una famiglia ferita dall’assenza, in cui “un corpo non più vivo si contrappone ai corpi vivi e presenti, e tuttavia estranei” attorno. In questo quadro di estraneità quotidiana, la parola poetica di Sica cerca di ricucire la frattura fra sé e il mondo, “a partire dal quotidiano e da ciò che più si crede affine e familiare” (come già osservato anche da Camilla Ziglia in prefazione).
Antonio Corona – Il Tasto Giallo (15 febbraio 2025): Corona definisce Corpi estranei “un libro decisamente intenso e coraggioso fin dalla prima pagina, che lascia trasparire le fragilità umane e la complessità dei rapporti interpersonali, [e] la volontà di cogliere il bello in ogni luogo e momento dell’esistenza, seppur crudele”. Nel dettaglio della sua nota di lettura, egli osserva come la raccolta sia articolata in quattro sezioni che segnano un passaggio dall’interno familiare claustrofobico a un’apertura verso l’esterno. Le prime due sezioni esplorano l’infanzia dell’io poetico “popolata da personaggi ingabbiati nella loro identità”, dal padre annegato nel cibo alla nonna appesantita dalla vecchiaia, tutti inchiodati dal lutto. Le ultime due sezioni invece vedono la poetessa “assorbire luce, note e vibrazioni di un mondo che va scoprendo”, proiettando il suo sguardo fuori dalla casa natale. Corona evidenzia la trasformazione: il testo poetico rimane “asciutto e snello, senza sbavature […] la cura della parola diviene protagonista”, segnando la resistenza e la rinascita tramite la poesia. In conclusione, secondo Corona la silloge mostra che dopo il buio del dolore “non c’è una fine, ma ancora scoperta”, poiché “nulla permane uguale e la necessità di cambiare diventa sinonimo di vita”.
Paolo Polvani – Carte Sensibili (28 marzo 2025): Nella sua approfondita nota di lettura intitolata “La bambina sulla schiena canta”, Polvani identifica il fulcro emotivo del libro nella perdita materna: “Il perno della raccolta Corpi estranei s’incardina nel dolore della perdita della madre”, evento che lascia un’assenza “in filigrana, in ogni composizione”. Egli richiama le diverse “espressioni di uno stesso dolore” incarnate dai personaggi familiari: il padre che riempie il vuoto col cibo e l’alcol, la nonna tra preghiere e gesti consueti, il fratello chiuso nel silenzio. Al centro resta “il volto perduto di una bambina” con la sua bambola rotta, simbolo dell’innocenza ferita. Polvani nota però come la raccolta abbia “una forte vocazione a resistere”: la poesia diventa atto di sopravvivenza, “sfiancare lo sguardo sulla luce” pur conoscendo l’oscurità del lutto. Attraverso immagini vivide – la “tapparella che […] s’arrotola al sole”, “la città [che] si ostina a impazzire”, “la voce della poesia [che] è ‘un arto rosso / ferito di luce’” – l’autore evidenzia lo “slancio alla creatività” presente nei versi di Sica. Alla fine del percorso poetico, sottolinea Polvani, Corpi estranei lascia il lettore in dialogo con sé stesso e con il silenzio pieno di significati prima dell’alba, in linea con quanto la prefatrice Camilla Ziglia promette: il lettore “troverà se stesso […] in un mondo non più ovvio”.
Franca Alaimo – Neobar (8 aprile 2025): Nella sua nota di lettura, Alaimo analizza il sentimento di estraneità radicale che permea la silloge. Evidenzia come “la radice etimologica di ‘estraneo’ indica chiaramente il sentirsi fuori da [sé]” e quando ciò avviene perfino “fra persone conosciute” l’effetto “non può essere che devastante”. Alaimo osserva che questo spaesamento interiore è reso da Sica con versi tecnicamente raffinati e sonorità dolorose, fin dal testo iniziale dedicato alla madre scomparsa. I familiari superstiti appaiono “isolati, irraggiungibili, perfino, a volte, irritanti”, persi ciascuno nei propri gesti (il padre che “ingurgita cibo e vino”, la nonna che trascina le pantofole) nel tentativo vano di colmare il vuoto. Eppure, la poesia di Sica non indulge solo alla cupezza: “l’autrice sparge ogni tanto tracce di luce, di stupore, perfino di incanto”, riconoscendo che il versificare ha in sé qualcosa di riparativo. Anche nelle sezioni più buie affiorano momenti di meraviglia – ad esempio immagini che richiamano dipinti alla Hopper o dettagli naturalistici – in cui “prevale l’atto puro del guardare” libero da sovrastrutture. Secondo Alaimo, la “bambina sulla schiena” della terza sezione può leggersi come metafora della poesia stessa, una voce infantile che “canta” e trasfigura il dolore in gioco e filastrocca. In conclusione, pur nel suo prevalente tono dolente, Corpi estranei offre spiragli di bellezza e conferma la poesia come strumento catartico: “nessun poeta può sottrarsi” alla luce e alla musica nascosta nelle parole.
